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13 giugno 2026

Occhi sugli altri, riflettori su di noi: la fame di essere visti

Occhi sugli altri, riflettori su di noi: la fame di essere visti

di Mitike Mugnaini

In un mondo che plasma la nostra personalità in base alle mode, ai social, e all’estetica, tutti cerchiamo di assecondare il più possibile ciò che ci viene richiesto, osservando gli altri e desiderando almeno per un secondo di dissociarci dalla nostra vita per vivere quella di qualcun’altro, spinti dall’estrema convinzione che sia sempre migliore della nostra. In bilico tra l’ammirazione e l’invidia, cerchiamo solo di guadagnarci il nostro posto nel mondo, spesso senza pensare a cosa lasciamo per strada.

La società dell’apparire

Viviamo in un mondo pieno di luci, un mondo digitalizzato, un mondo ormai assai moderno, in cui il desiderio di soldi, fama, e successo è inconsciamente radicato dentro ognuno di noi, e in particolare nelle menti dei più giovani, i cosiddetti ‘’young adult’’, che ancora cercano disperatamente di dare un senso alla propria vita, cercano di capire come possono riuscire a vincere questo gioco, a realizzarsi, e a inserirsi adeguatamente all’interno di questo costrutto sociale senza sfigurare troppo. 

Nel frattempo, in mezzo a tutta questa frustrazione e ansia da prestazione, si ritrovano almeno un’ora al giorno bloccati e imbambolati di fronte allo schermo del telefono, ammirando le vite altrui e lasciandosi trasportare dalla magia che emanano, perchè si sa, ‘’l’erba del vicino è sempre più verde’’.

La Scuola di Atene di Raffaello

Affermazione e vite desiderabili

Chi non ha mai trovato affascinante le stereotipo della ‘’classica vita da sogno’’? Quella fatta di fama, soldi, notorietà, luci, successo… E qual’è spesso l’incarnazione massima di una vita desiderabile? Il massimo livello di successo a cui un giovane ragazzo di vent’ anni può aspirare? Non si tratta forse del magico mondo dello spettacolo?

Indubbiamente quest’ultimo attira gran parte dei giovani. Tutti bene o male amiamo la musica, tutti amiamo i concerti, tutti amiamo i bei film, tutti abbiamo un cantante o un attore preferito, che magari seguiamo con fascino sui social, o che aspettiamo di vedere al cinema con trepidante ammirazione.

Perché? Forse perché quel mondo trasuda proprio di affermazione, ha il sapore inedito di una vita da favola, talmente assurda quanto desiderabile. 

Oltre il semplice fascino

Personalmente sono sempre stata affascinata e allo stesso tempo colpita da quel mondo fantastico e dai personaggi che ne facevano parte, ma se da bambina mi soffermavo ad ammirarlo, crescendo mi sono resa conto che dietro quella stima c’era molto di più.

Fin da piccola sono sempre stata la prima a idolatrare i miei personaggi preferiti della tv, senza una vera e propria motivazione, è successo tutto spontaneamente: li vedevo, magari sentivo le loro canzoni o vedevo i loro film, e subito accadeva la magia, per me diventavano nell’immediato modelli da seguire, vite da imitare, vere e proprie icone.

Per quanto piccola potessi essere, la logica sociale del ‘’sei importante solo se hai successo’’ stava già prendendo piede inconsciamente dentro di me.

Ho sempre creduto che idolatrare un determinato personaggio famoso fosse un po’ un vizio dei bambini, l’ho sempre ritenuto un atteggiamento molto infantile che ben presto se ne sarebbe andato, ma col senno di poi al giorno d’oggi mi rendo conto che quel sentimento legato al ‘’voler vivere la vita altrui’’ sia sempre stato presente dentro di me, così come credo sia inconsciamente presente in molti di noi.

Ciò mi porta a domandarmi quindi come sia possibile desiderare così tanto una vita divrsa dalla propria, e guardare con così tanta ammirazione e fascino il successo di quello che in definitiva è solo uno sconosciuto, che vive probabilmente dall’altra parte del mondo, e che mi è permesso ammirare solo da lontano, di nascosto, grazie allo strabiliante mondo di Internet.

Una cantante sul palco, in jeans e gilet di jeans
Fotografi appostati intorno a un'auto decappottabile con una donna al volante

Tra ammirazione e invidia

Cos’è che ci attrae realmente mi domando? Cos’è che ci provoca questo profondo senso di interesse, invidia, e fascinazione?

Innanzitutto, il bisogno di crearsi dei modelli e di impersonificarsi in loro non è un capriccio infantile, bensì una necessità intrinseca all’essere umano: tendiamo tutti a volerci rivedere in qualcuno, a volerci sentire vicini a qualcuno e probabilmente a desiderare di essere quel

‘’qualcuno’’, ed è proprio questo che ci porta a imitare i comportamenti dell’ipotetica persona che prendiamo ad esempio, giusti o sbagliati che siano. 

A promuovere il fenomeno della celebrità è inoltre anche la nostra ‘’curiosità naturale’’, ovvero il fatto che siamo tutti curiosi della vita altrui, perchè conoscerla ci fa sentire in qualche strano modo partecipi di essa, e ciò ci permette di soddisfare il bisogno di evadere dalla nostra stessa personalità e entrare per pochi istanti in quella degli altri.

Ovviamente con l’avvento dei social media, questo fenomeno è aumentato a dismisura in quanto Instagram e Tik Tok ci danno perennemente un’ illusione di vicinanza, e ci fanno percepire le celebrità con le loro vite lussuose e scenografiche, come qualcosa di ‘’accessibile’’.

Nella società moderna la fama è inoltre automaticamente legata al successo: chi è famoso conduce necessariamente una vita di successo, perché viene considerato una persona ‘’più importante’’ delle altre, perché riesce a far parlare di sé, mentre al contrario  ‘’se non si parla di te, non sei nessuno’’.

La copertina di una rivista musicale con il ritratto di un giovane attore

Come ultima spiegazione, ma non per importanza, abbiamo il fatto che spesso sbirciare la vita altrui può diventare un modo per noi di distaccarci dalla nostra, di allontanarci dalla nostra piccola realtà, a maggior ragione quando ci risulta insoddisfacente, e ci permette di rifugiarci invece in una realtà fittizia che nonostante da un lato ci faccia sentire maledettamente inadeguati, invidiosi, e delusi, dall’altro ci fa sentire anche parte integrante di quella stessa realtà luminosa, la quale ci attira sempre di più a se, facendo leva sul nostro senso di fascino e sui nostri desideri.

La statua di Galileo Galilei dentro una nicchia

Il successo come sinonimo di valore

Alla luce di queste nuove consapevolezze, credo sia impossibile negare il fatto che viviamo nella cosiddetta ‘’società dell’apparire’’, dove solo ciò che è bello, magico, trasudante di successo e soldi è importante, dove solo chi sa far parlare di sé riesce a farcela e ad essere socialmente riconosciuto come una persona di merito e valore, dove tutti, anche se un po’ segretamente, siamo invidiosi della vita di qualcun altro, dove tutti ci domandiamo continuamente perché non siamo ancora riusciti ad imboccare la strada del successo come vorremmo, e dove non ci resta che domandarci cosa ci manca per essere finalmente ‘’visti’’ e apprezzati dal resto della società.

Questo tema può forse sembrare distante a molti di voi, ma rifletteteci, non sto parlando solo del canonico “personaggio famoso’’preso ad esempio, ma più banalmente dell’atleta migliore del tuo paese, del tuo datore di lavoro, della ragazza più bella e benestante della tua scuola, c’è sempre qualcuno anche di particolarmente vicino a te il quale rappresenta l’emblema dei nostri desideri, colui o colei che incarna in qualche assurdo modo la vita ‘’migliore’’ a cui bene o male aspiriamo.

La schermata di un profilo Instagram dedicato alla produttivita'

L’Approvazione sociale come prigione

La fama, la notorietà e il successo al giorno d’oggi non derivano sempre da una determinata capacità o talento,  come succedeva in passato: oggi non devi essere eccellente in qualcosa per avere accesso ai tuoi ‘’15 minuti di fama’’ , citando A. Warhol, ma anzi basta molto meno. Pensateci, ormai è maledettamente così semplice all’apparenza diventare virali sui social per un giorno che potremmo probabilmente riuscirci tutti, eppure non ci riusciamo. 

Credo che chiunque forse vorrebbe avere accesso a quei ‘’15 minuti di fama’’, anche solo per il fatto di avere la soddisfazione di essere riuscito a lasciare qualcosa. 

Una ragazza circondata da fotografi con i flash accesi

Tutti sappiamo che un giorno moriremo e non rimarrà nulla di noi, e quindi sappiamo anche che l’unica cosa che può in qualche modo auspicabilmente salvare la nostra anima dalla morte intesa come cancellazione sia ‘’lasciare una memoria’’, fare la differenza, fare qualcosa di importante nel nostro piccolo, per noi certo ma anche per gli altri, perché in fondo, noi non riusciamo veramente a dare importanza a qualcosa solo perchè piace a noi stessi, mentre al contrario riconosciamo subito valore alle nostre azioni se queste ultime sono apprezzate e celebrate dagli altri. 

Inutile negarlo, viviamo segretamente tutti vittime dell’approvazione altrui, un genere di approvazione così profonda che potrebbe essere legata a innumerevoli temi: approvazione estetica, approvazione professionale, approvazione familiare, approvazione sportiva, approvazione sociale.

La celebrità come apice dell’approvazione sociale

E indubbiamente chi è che rappresenta l’emblema più alto dell’approvazione sociale? Chi sono quelle persone che sono riuscite a raggiungere il massimo livello in ambito di affermazione sociale? Proprio le persone famose, coloro che sono riuscite a contraddistinguersi, che hanno indubbiamente lasciato un segno nella vita molti, che hanno raggiunto un livello di notorietà tale da essere considerati persone importanti, ‘’più importanti’’ di altre, e se anche spesso siamo proprio noi a criticare questo sistema oscuro in cui di certo non tutti al mondo godono dello stesso valore in quanto esseri umani, siamo comunque sempre noi quelli che, incoscientemente, alimentiamo questo sistema da dentro, nutrendolo con le nostre interazioni e con la nostra timida invidia nei confronti di queste iconiche vite da sogno. 

La copertina di una rivista per adolescenti, piena di foto di giovani star
Veduta dall'alto di un quartiere di ville con piscine, in mezzo al verde

Questo fenomeno di ammirazione della ‘’celebrità’’ crea relazioni parasociali intense, che possono anche sfociare in disagio psicologico, perchè inevitabilmente quando ammiri, stimi e idolatri così tanto una persona al di fuori di te,nonostante tutto ciò per un breve istantaneo momento ti porti gioia, empatia,e ti faccia sentire in connessione con quella stessa persona, per il tempo restante ti fa sentire affranto, inutile, deluso da te stesso, perché in fondo forse il paragone è più forte dell’ammirazione, e quando quest’ultimo la sconfigge ti ritrovi a vivere una lotta quotidiana che ti porta costantemente a domandarti: Dove ho sbagliato? Cosa è andato storto? Perché non ci ho pensato prima? Perché lui conduce una vita socialmente validata e io no? Perchè lui è riuscito a primeggiare e io ho fallito? O detto più semplicemente, in altre parole: perché lui piace e io no?

Non è forse in fondo questo il collante di tutto? Piacere ed essere apprezzati dagli altri per chi siamo e ciò che facciamo? Non è forse questo ciò di cui abbiamo più bisogno? 

Folla a un concerto con le mani alzate

Apparire o esistere

Cos’è che vogliamo davvero? 

Il punto di tutto non è essere famosi, il ‘’mito della celebrità’’ è solo l’esempio più calzante per introdurre il vero punto centrale di questa analisi, che risiede nel bisogno umano di sentirsi importanti, apprezzati, validati, visti e amati da qualcuno: spesso ciò che vogliamo è solo  sentirci ‘’abbastanza’’.

E’ come se il bisogno umano ancestrale legato all’autoconservazione, cioè quell’istinto che spingeva l’uomo primitivo a fare tutto il possibile per sopravvivere, adesso, inserito nel contesto del ‘’mondo occidentale moderno’’, in cui non è più necessario procacciarsi il cibo per nutrirsi, o spostarsi stagionalmente in base alla disponibilità delle risorse in un dato territorio,si sia evoluto a un livello superiore: se sopravvivere non è più un problema da risolvere, se è diventato ‘’banale’’, allora adesso la nostra energia sarà incanalata non più nel mantenersi ‘’vivo’’, ma nel mantenersi ‘’visto’’.

Non è paradossale? Desideriamo così tanto ricevere l’approvazione sociale in tutto ciò che facciamo, desideriamo piacere a tutti, desideriamo apparire, eppure invece di concentrarci sul nostro percorso continuiamo comunque a perdere tempo focalizzandoci di più sulla la vita degli altri, spesso perdendo di vista l’unica che veramente abbiamo a disposizione per fare la nostra piccola differenza.

Il punto non è essere famosi, non è essere ricchi, il punto è capire e riconoscere il nostro bisogno umano di approvazione sociale, il nostro desiderio di essere visti e valorizzati, di sentirci importanti, di non sentirci soli, ed essere in grado di non farci schiacciare da esso e di non vivere la nostra intera esistenza come una competizione alla ricerca della validità sociale, perché altrimenti, alla scoccare dell’ultimo campanello, potremmo solo accorgerci di averla sprecata.

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