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19 giugno 2026

La violenza sulle donne: un’emergenza sociale che richiede consapevolezza e azione

La violenza sulle donne: un’emergenza sociale che richiede consapevolezza e azione

di Alessia Lamberti, Arianna Romani, Sara Terzi e Miriam Zavanella

La violenza sulle donne ad oggi è un tema ricorrente e centrale. Essa consiste in atti di prevaricazione, minacce ed estorsioni perpetrate da un uomo ai danni di una donna, per il solo fatto di essere donna. L’individuo può essere un conoscente, un famigliare o un partner. Esistono diversi tipi di violenza: psicologica, fisica, economica ed emotiva.

Le istituzioni mondiali promuovono campagne di prevenzione ed esistono centri di supporto per le vittime. Secondo un sondaggio mondiale, tra gli anni 2000 e 2018 almeno il 30% delle donne ha subito una forma di violenza. Il 38% dei femminicidi commessi a livello globale sono commessi da un partner intimo della vittima. La pandemia del COVID-19 ha aumentato ulteriormente questo fenomeno, le ragioni sono legate al lockdown e quindi all’isolamento forzato nelle proprie dimore. Molto spesso le vittime provano vergogna e hanno paura di denunciare perché rischiano di non ricevere il supporto necessario.

Molte donne nel mondo non hanno la possibilità di poter studiare, lavorare e decidere il proprio partner. Solitamente devono seguire gli ordini del capofamiglia, altrimenti incorrono in gravi conseguenze. Questi comportamenti in determinate culture sono considerati normali e quotidiani, una donna che vuole la propria indipendenza può essere vista come un soggetto che si ribella ed essere isolata.

In Italia nel 2025 circa 6.400.000 di donne in età compresa tra i 16 e 75 anni hanno subito violenza e il 23.4% ha subito violenza sessuale. Questi dati non sono sempre attendibili, si pensa che il numero reale di vittime sia ancora più alto. In Italia esiste il servizio nazionale antiviolenza chiamato “telefono rosa”. Si può chiamare il numero 1522 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Vengono forniti supporti psicologici, aiuti finanziari e assistenza nell’iter processuale.
Il processo per eliminare la violenza sulle donne è ancora molto lungo e complesso e serve l’impegno dell’intera comunità.

Non chiamarlo amore: guida ai segnali della violenza

La violenza non inizia quasi mai con episodi evidenti. Nella maggior parte dei casi infatti si costruisce nel tempo, attraverso una serie di segnali piccoli e progressivi che spesso vengono sminuiti o confusi con gesti di affetto e attenzione. Proprio per questo riconoscerli è di fondamentale importanza.
Uno dei primi campanelli d’allarme è il controllo. Il partner vuole sapere costantemente dove sei, con chi sei e cosa stai facendo. Chiede ed esige l’accesso al telefono e ai profili social, pretende risposte immediate e si arrabbia se non sei reperibile. Questo comportamento viene spesso giustificato come forma di gelosia o interesse, ma in realtà nasconde un bisogno profondo di dominio.
Accanto al controllo spesso emerge la svalutazione della donna. Offese, critiche continue, battute che fanno sentire inadeguata e sbagliata. Nel corso del tempo la vittima perde la sicurezza e la fiducia in sé stessa. A questo si aggiunge la manipolazione psicologica: il partner tende a sminuire i problemi, nega l’evidenza dei fatti e ribalta la responsabilità. La vittima finisce così per dubitare della propria percezione della realtà e inizia a sentirsi colpevole anche quando non lo è.

Un altro segnale molto frequente è l’isolamento. Progressivamente la vittima si allontana da amici e persone care, spesso perché il partner li critica o crea false tensioni. Le relazioni interpersonali si riducono sempre di più, mentre aumenta la dipendenza emotiva. Tutto questo si riflette anche nei singoli comportamenti quotidiani, sotto forma di chiusura, agitazione, ritardi o assenze e difficoltà a fornire spiegazioni coerenti.
I segnali non sono solamente relazioni, ma anche personali. Possono comparire ansia, paura, attacchi di panico, insonnia, perdita di peso e senso di colpa. In alcuni casi si possono manifestare anche segnali fisici, come ferite, lividi e graffi, spesso accompagnati da giustificazioni poco convincenti. Sono tutti indicatori di un disagio profondo che non deve e non può più essere ignorato.

Quando questi pattern si ripetono e si intensificano, il rischio aumenta esponenzialmente. Le minacce, gli scatti d’ira e le reazioni sproporzionate del partner possono evolversi in forme più gravi di violenza. Non si tratta solamente di episodi isolati, ma di un vero processo che progredisce in maniera precisa. Riconoscere questi segnali d’allarme significa interrompere un ciclo e dare alla vittima la possibilità di chiedere aiuto prima che la situazione diventi ancora più pericolosa.

Un pugno chiuso in primo piano e una bambina seduta sullo sfondo, in bianco e nero

Immagine tratta da: https://www.laityfamilylife.va/content/laityfamilylife/it/news/2016/basta-con-la-violenza-sulle-donne-.html

Misure di prevenzione

La prevenzione per la violenza contro la donna significa capire come l’uomo può esibire dei comportamenti violenti, coglierli prima che si trasformino in tragedia. Dal punto di vista preventivo serve che se ne parli di questi argomenti, serve una formazione culturale generalizzata. Bisogna agire di prevenzione. Ma quali sono le principali misure di prevenzione?

Innanzitutto il Codice rosso (legge 19 luglio 2019, n. 69) che ha rafforzato le tutele urgenti e che ha introdotto una corsia preferenziale per le denunce e le indagini riguardanti casi di violenza e nuove fattispecie di reato.
Dal punto di vista giuridico, sono state introdotte le misure cautelari, come ad esempio l’allontanamento dalla casa familiare (art. 282-bis c.p.p.) e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282-ter c.p.p.). Oltre all’applicazione del braccialetto elettronico che permette di localizzare lo stalker e anche la donna e di mettere in contatto le forze dell’ordine con loro in qualunque momento.

Un altro provvedimento legislativo è l’ammonimento del questore, previsto per i casi di atti persecutori (stalking) e violenza domestica. È una misura di prevenzione che interviene prima del procedimento penale e ha una funzione dissuasiva.
Nel diritto civile, invece, sono stati introdotti gli ordini di protezione contro gli abusi familiari (artt. 342-bis e 342-ter c.c.), che permettono al giudice di disporre l’allontanamento del soggetto violento e di stabilire misure a tutela della vittima anche al di fuori del processo penale.

Un ulteriore misura adottata, è stata il cosiddetto “Codice rosso”(Legge n.69/2019) che ha introdotto una corsia preferenziale per i reati di violenza domestica e di genere. In questo modo la polizia giudiziaria deve riferire immediatamente al PM il fatto per garantire l’ascolto della vittima velocemente.
In aggiunta a queste misure, per supporto e orientamento, è disponibile il Numero Anti Violenza 1522, un servizio gratuito e anonimo attivo 24/7.

La prevenzione giuridica della violenza sulle donne si basa su un insieme di strumenti normativi che possono salvare vite, se applicati con tempestività ed efficacia.

Il segnale internazionale di richiesta d'aiuto: la mano aperta, poi il pugno chiuso sul pollice

Immagine tratta da: https://www.wired.it/article/donne-segnale-aiuto-internazionale-mano-riconoscere/

Una lotta che sembra non aver fine   

La lotta contro la violenza sulle donne persiste da anni ma le parole e le azioni non sembrano mai essere abbastanza per vincerla. I passi in avanti che si sono compiuti sono stati tanti, ma la cronaca giornaliera dimostra che la strada da fare è ancora tanta. Infatti, gli episodi di violenza sulle donne continuano ad essere all’ordine del giorno, nonostante il ruolo fondamentale svolto in materia dai mezzi di comunicazione, dalle continue iniziative di prevenzione e sensibilizzazione pubblica e dall’educazione alla non violenza e al rispetto nelle scuole.

Sempre più numerose sono le ragazze e le donne che, ogni giorno, devono fare i conti con queste realtà violente. Sempre più numerose sono le donne che diventano vittime della prepotenza degli uomini e che iniziano ad avere consapevolezza delle violenze subite. Sempre più numerose sono le donne che combattono il labirinto del silenzio, che denunciano e che testimoniano gli abusi subiti. Tuttavia, nonostante alcuni recenti sviluppi, in Italia il numero delle donne che decidono di denunciare le violenze di cui sono vittime è ancora troppo basso.

Sebbene siano presenti una legislazione italiana ed europea in materia di prevenzione della violenza sulle donne, cosa spinge spesso una donna vittima a non sporgere denuncia? La vergogna. La minimizzazione degli eventi violenti. La paura di non essere ascoltata e di aggravare la situazione, a tal punto che le si ritorca contro. La sfiducia nelle istituzioni, nella legge e nella giustizia.

Gran parte delle vittime di queste prevaricazioni e di questi atti violenti non si sente ancora totalmente protetta e ha paura. Quando e come si potrà porre fine a tutto questo?

«La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani.”

Illustrazione: un pugno che schiaccia un cuore rosso

– Kofi Annan

Fonte immagine: immagine tratta dal seguente articolo pubblicato da Elle (https://www.elle.com/it/lifestyle/a2424/giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-2016/)

Fonti


https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/violence-against-women

https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/il-numero-delle-vittime-e-le-forme-di-violenza/

https://www.interno.gov.it/it/contatti/rete-nazionale-antiviolenza-sostegno-donne-vittime-violenza

https://share.google/olUyGEVUQwUflmQ0N

https://share.google/SEhT28w7M1r1Yw701

https://share.google/4k7vlAzDitt41Nk6C

https://share.google/xW8zlineqVtPR3atC

https://www.igeacps.it/violenza-sulle-donne-i-segnali-da-riconoscere

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