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3 luglio 2026

Intelligenza artificiale ma non intelligenza sociale

Intelligenza artificiale ma non intelligenza sociale

di Vittoria Cavazzoli, Francesca Coppelli, Alice Negri, Larisa Vasoi e Vittoria Zambellini

Parliamo tanto di intelligenza artificiale, ma sappiamo davvero che cosa comporta? È facile farsi dare risposte istantanee e generare immagini nel momento in cui non riusciamo a farlo da soli, e sono proprio queste le parole chiave: “non riusciamo a farlo da soli”, o almeno, non più.

In pochissimi anni, l’intelligenza artificiale, che durante i suoi primi mesi di vita non riusciva a generare immagini precise o distinte, come il famoso video “Will Smith eating spaghetti”, o dava risposte diverse di fronte alla stessa domanda posta due volte, è in continua evoluzione ed è diventato il motore di ricerca principale di molte persone che lo utilizzano nel loro quotidiano.

È come se avessimo perso parte della nostra autonomia, ed è per questo che eventi come l’AI week organizzata da Unicollege dal 16 marzo al 20 marzo 2026 sono fondamentali: l’evento si è svolto durante il corso di tutta la settimana, seguendo quattro conferenze al giorno con esperti e argomenti sempre diversi tra loro, che avevano come scopo quello di insegnare a non dipendere dall’intelligenza artificiale, ma di usufruire di essa in maniera responsabile.

È quindi vero che l’IA può essere utilizzato come compagno e non per farsi risolvere ogni dramma quotidiano? Come può essere nostro alleato?

Il ruolo dell’AI nell’apprendimento: strumento di aiuto o nemico?

L’AI è uno strumento quotidiano utilizzato nell’esecuzione di attività didattiche. Essa è importante per personalizzare l’apprendimento, per adattare la spiegazione alle esigenze della classe, un esempio è il “pdp”: piano didattico personalizzato. L’AI è utile per comprendere nuove tecnologie, nella mediazione scuola-famiglia-territorio: collaborazione e dialogo fra istituzioni e favorire l’integrazione a persone straniere e con difficoltà linguistiche. È strettamente necessario che gli insegnanti rimangano sempre aggiornati e frequentino corsi di formazione per promuovere l’utilizzo dell’AI nella progettazione e nell’esecuzione di attività didattiche.

Studenti in aula davanti alla docente e allo schermo per la proiezione

Quali sono i suoi vantaggi nel settore?

Insegnamento personalizzato

Lepiattaforme basate sull’AI possono identificare le debolezze nel vocabolario, nella grammatica o nella pronuncia e generare esercizi mirati per migliorare la loro produttività e i loro progressi.

Feedback immediato

I sistemi Al possono fornire un feedback immediato sulla scrittura, la grammatica, la pronuncia e l’uso del vocabolario. Ad esempio, i sistemi Al che utilizzano l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) possono rilevare errori grammaticali, suggerire frasi alternative e spiegare le regole linguistiche. Questo rende l’apprendimento più dinamico e su misura. Molte piattaforme di apprendimento delle lingue basate su Al (come Duolingo, Babbel, Memrise) comprendono esercizi interattivi e simulazioni conversazionali, che aumentano la motivazione e il coinvolgimento degli studenti.

Supporto per gli insegnanti

L’Al può aiutare gli insegnanti automatizzando attività come la valutazione dei compiti, la generazione di esercizi e il monitoraggio dei progressi dello studente. Ciò riduce il carico di lavoro e consente agli insegnanti di concentrarsi maggiormente sull’interazione con gli studenti.

Insegnamento linguistico basato sui dati

L’Al consente agli educatori di analizzare grandi quantità di dati, agevolando approfondimenti sui modelli di apprendimento e creando strategie di insegnamento efficaci per migliorare il processo di insegnamento e renderlo più attraente per entrambe le parti del processo. Questo approccio basato sui dati può aiutare i professori a perfezionare i metodi di insegnamento e adattare l’istruzione alle esigenze degli studenti.

Diplomazia e comunicazione interculturale: il problema dell’IA


Diplomazia mediata dall’IA e negoziazione interculturale in contesti multilinguistici: l’azione umana come competenza leadership strategica è il titolo di uno degli interventi che ha forgiato l’AI Week di Unicollege. Come interferisce l’IA quando viene utilizzata nella diplomazia? Che ruolo ha la lingua nei contesti in cui è necessaria una mediazione internazionale e, di conseguenza, interculturale?

Una mano umana e una mano robotica che si sfiorano con l'indice

Sappiamo bene che la parola è potere, specialmente in ambito diplomatico. Quando si ricorre all’utilizzo dei tools digitali, come l’intelligenza artificiale, la parola d’ordine è giudizio.

L’IA non è solamente uno strumento, è estremamente legata alla questione dell’intermediazione. Pensiamo quanti aspetti vanno tenuti in considerazione per non contorcere il significato di una frase: la polisemicità delle parole, il contesto, la differenza culturale. Il punto fondamentale che ognuno di noi, non solo nei contesti diplomatici (dove piccole inesattezze possono dar luce a gravi malintesi), dovrebbe tenere in considerazione è che l’intelligenza artificiale non ha intelligenza sociale, perciò il suo utilizzo richiede conoscenza del campo in cui si sta operando e grandi capacità di analisi critica.

Attraverso chiari esempi è stato possibile notare quanto la mediazione linguistica basata sull’intelligenza artificiale sia rischiosa. Spesso si riscontrano sempre le stesse problematiche:

  • BIAS di genere e sociali, a causa di errori sistematici dati di addestramento dell’IA, che possono sfociare in errate interpretazione culturali
  • allucinazioni, ovvero l’IA inventa informazioni che possono sembrare veritiere, ma che non hanno alcun fondamento nella realtà o non corrispondono alla situazione
  • micro-distorsioni e perdita di sfumature (soprattutto nella traduzione simultanea), in quanto l’IA fatica a cogliere l’empatia e l’ironia.

L’Ai come bozza, non come prodotto finale

Ora che abbiamo preso coscienza di quelli che possono essere i problemi legati all’utilizzo dell’IA, come possiamo contrastarli? Innanzitutto dobbiamo riconoscere che l’IA non deve essere considerato un agente indipendente, proprio per questo viene identificata anche come ‘’tool’’ ovvero ‘’strumento’’. Uno strumento è ciò che deve supportare e dipendere dall’azione umana, non sostituirla. I requisiti richiesti per un utilizzo consapevole dei tools digitali sono:

la capacità di prendere decisioni responsabilmente.

la consapevolezza linguistica;

la capacità di giudizio in base al contesto;

Mentre gli step necessari per riuscire a sfruttare appieno questa tecnologia senza che si sostituisca al nostro intervento sono:

  • verificazione: l’output che deriva dall’IA va considerato come una bozza, va sempre controllata e non è obbligatorio mantenere l’intero risultato prodotto;
  • interpretazione: valutare in modo critico quello che propone l’IA e ri-interpretarlo;
  • responsabilità dell’uomo: ricontrollare il prodotto significa approvarlo e perciò assumersi la responsabilità di ciò che si presenta.

AI e Creatività: l’analisi di Copy Magazine

Copy Magazine è il primo AI Fashion Magazine, ovvero la prima rivista di moda al mondo a essere stata realizzata interamente con l’intelligenza artificiale. Fondata nell’agosto del 2023, la testata è stata lanciata in 20 paesi e ha attualmente raggiunto il suo terzo numero.

Il costo ammonta a 30 euro, una cifra giustificata dal posizionamento in un target molto elevato. Non a caso, i temi principali trattati spaziano dalla moda e la cosmetica fino alla Formula 1. Sebbene sia nata come pubblicazione semestrale, la frequenza delle uscite ha subito recentemente un rallentamento.

La prima frase che si legge sfogliando il magazine è: “Niente di quello che vedi qui è reale”. Infatti, nasce interamente dai prompt, partendo dalle immagini generate da Midjourney e i testi sono invece frutto di ChatGPT.

L’obiettivo della rivista è dimostrare che l’AI può essere un grande supporto per la creatività umana, a patto di non sottovalutare il lavoro dell’uomo. Come dichiara il direttore creativo Carl-Axel Wahlström, per creare una singola foto sono necessarie almeno dieci ore di lavoro. L’elevata qualità delle immagini è infatti il risultato di continui affinamenti richiesti all’AI tramite i prompt. In questo processo, l’intelligenza artificiale funge da punto di partenza e non di arrivo: essa deve sostenere l’idea dell’uomo, non rimpiazzarla.

Una persona legge la rivista COPY, in copertina un volto con il casco da astronauta

Wahlström pone l’accento soprattutto sulla natura della creatività. Essa richiede sforzo e dedizione poiché nasce dallo studio. Creativi si nasce, sboccia da un impeto e poi diventa talento, ma è necessario potenziarlo. Per operare nel settore creativo, occorre dunque studiare per acquisire una profondità critica di pensiero.

Parallelamente, Wahlström applica questa visione alla scrittura creativa. Da un lato essa rappresenta la libera espressione di sé, dall’altro richiede un ampio bagaglio di letture, poiché scrivere significa, innanzitutto, avere stile. A fronte della domanda provocatoria se sia possibile utilizzare l’AI per scrivere, il direttore risponde affermativamente, precisando però che occorrono ore di studio e lavoro pregresso per ottenere articoli di ottimo livello. “Per editare un testo occorre prima imparare a scrivere”, continua Wahlström, sottolineando che il giornalismo di moda richiede competenze specifiche come la capacità critica, conoscenza del settore, eleganza formale e un lessico tecnico.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: questo magazine funziona davvero? Attualmente la rivista comunica attraverso un unico canale social, Instagram, dove conta circa 6.000 follower, dovuti a una distribuzione limitata a soli 20 paesi. Se paragonata a un colosso come Vogue, una pietra miliare difficilmente comparabile a una realtà nata solo pochi anni fa, è possibile notare una netta differenza in termini di seguito.

La parte sostanziale risiede nel fatto che Vogue ritrae persone concrete, mentre Copy Magazine si muove nel virtuale, nonostante i testi subiscano un pesante intervento di editing umano. In conclusione, una rivista creata con l’AI non sembra ancora poter superare o eguagliare l’immenso lavoro che si nasconde dietro le quinte di riviste come Vogue. Perché la moda non può essere creata esclusivamente da una macchina, poiché essa nasce dalle persone e, soprattutto, dalla vita di tutti i giorni.

Sempre più dipendenti

L’intelligenza artificiale non smetterà mai di evolversi e si è insinuata perfettamente all’interno della nostra società, tanto che rimuoverlo ora sembra impossibile. Siamo alla ricerca di risposte rapide e istantanee, e come i motori di ricerca, come Google, hanno sostituito la consultazione delle enciclopedie cartacee, allo stesso modo l’intelligenza artificiale sta già sostituendo la ricerca in internet: la differenza fra le due è minima, in quanto una ha bisogno dell’altro, ma con l’IA non abbiamo bisogno di sfogliare siti e link per conto nostro per poter trovare una risposta. I messaggi hanno sostituito le mail, che hanno sostituito le lettere scritte a mano; siamo affamati di velocità e prontezza, che però ci stanno facendo lentamente perdere le nostre personalità.

Illustrazione: un braccio robotico lascia cadere una figura umana dentro un cestino

Siamo sempre più dipendenti da un’intelligenza sintetica solo perché non abbiamo voglia di farci la lista della spesa da soli, facendoci aiutare da applicazioni come MenuMagic che genera ricette e liste in base alle abitudini e ai gusti dell’utente, e non abbiamo decisamente bisogno di app come “FashnAI” per sapere cosa indossare perché basta davvero solamente aprire l’armadio.

È vero che possiamo usufruire dell’intelligenza artificiale per agevolare il nostro lavoro, ma non dobbiamo perdere noi stessi mentre lo facciamo.

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